Questa qui a lato è la prima immagine
cinematografia che ho ritagliato dal giornaletto settimanale della
programmazione TV. Nel corso degli anni avrei riempito quaderni e tutt'ora mi capita di ritagliare articoli e fotografie che mi affascinano.
In questo caso era stato il suo volto, quel volto che mi aveva
stregato con quel sorriso aperto, attaccato a quel corpo volante che sprizzava gioia da ogni
poro. Ho tenuto quel ritaglio per anni e forse, chissà, è ancora in fondo a
qualche cassetto in casa dei miei genitori.
Avevo 12 anni e fin
da allora “Cantando sotto la pioggia” è sempre stato il mio film preferito.
E’
un capolavoro. Punto.
Non importa se avete
o meno passione per il musical, che qualche parte possa sembrarvi un po’ fuori
moda (forse il lungo meraviglioso numero musicale sul finale, dove ballo e
colori si fondono in un’armonia perfetta), che non andate a vedere i film
musicali perché li credete noiosi.
“Cantando sotto la
pioggia” è uno scoppiettante film corale, dalla esilarante sceneggiatura.
Siamo alla fine
degli anni ’20, il cinema era relativamente giovane ma già la sua struttura si
era formata con pilastri storici (prendiamo ad esempio Keaton e Chaplin). Una
troupe cinematografica si scontra con lo spaventoso, misterioso avvento del
sonoro. Al principio credono sia una farsa, una novità momentanea ma quando si
rendono conto della grande minaccia che porterà al decadimento e alla
distruzione di buona parte degli attori del periodo muto, corrono ai ripari
E’ il classico Film
nel Film, come “8 e ½” ed “Effetto Notte”.
Già il suddetto
Buster Keaton nei primi anni ‘20 aveva girato “Sherlock Junior” dove
impersonava un proiezionista che addormentandosi entra a far parte della
pellicola che scorre sullo schermo.
“Cantando sotto la
pioggia” si distingue dagli altri per la grande caratteristica che lo
impersona: la gioia di vivere.
Non credo che
nessun’altro attore se non Gene Kelly riesca ad esprimere così chiaramente la
forza e la bellezza della vita, che non è una cosa statica, ma dinamica che si
muove, si evolve, si sprigiona sotto un cielo piovoso.
Nessun altro corpo
di attore la impersona meglio di quello di Gene Kelly. Infatti non sono una fan
di Fred Astaire. Mi dispiace ma quel manichino pseudo-elegante mi ha sempre
lasciato piuttosto fredda e indifferente.
Di Gene Kelly me ne
sono innamorata dai titoli di testa e aspettavo con ansia che alla televisione
programmassero un altro film, dove potessi rivederlo. Era come il primo amore
che aspetti ai giardinetti dietro un angolo, solo per vederlo sfrecciare in un
attimo in sella ad una bicicletta scassata. Era la fine del mondo ed un istante
valeva tutto
Ho rivisto decine di
volte “I tre moschettieri”, “Un americano a Parigi”, “Tre marinai e una ragazza”,
“Un giorno a New York”.
Ma “Cantando sotto
la pioggia” è insuperabile.
Non riesco a
descriverne bene tutti i tratti, forse perché la passione sovrasta l’obiettività
della visione, ma credetemi: è un divertimento assicurato, un tourbillon di
scene esilaranti che non possono far altro che aumentare il vostro amore per il
cinema
Buona visione

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