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domenica 16 ottobre 2011

TRUFFAUT MON AMOUR

Rivedere un film di François Truffaut è sempre fonte di forte emozione. In un attimo comprendi perché ti sei innamorata dei suoi film durante un pomeriggio autunnale del 1996.
Avevo 23 anni e stavo guardando “Effetto Notte”.


C'è qualcosa di magico nei film che rappresentano il cinema stesso. A 12 anni mi innamorai di Gene Kelly che ballava sotto la pioggia perché aveva trovato il modo di salvare il film che stava girando, e di Buster Keaton che faceva il proiezionista e che si intrufolava all'interno dei film che proiettava.
Non mi sono purtroppo innamorata di Mastroianni in crisi che non sa cosa fare della pellicola che deve girare. Ci ho provato, diverse volte, invano. Forse non sono mai riuscita a capire Fellini e il suo 8 e ½. Non me ne volete


François Truffaut era un uomo straordinario. Un solitario che amava la compagnia, un ribelle travestito da borghese, un rivoluzionario e un profondo conservatore, un essere tormentato con l'aria da persona quieta e tranquilla. Truffaut era tutto e il suo contrario. Non è sufficiente la visione completa della sua filmografia; occorre trovare i libri scritti da e su di lui per far sì che la visione d'insieme del suo cinema acquisti un'immagine completamente differente. Si apprezza maggiormente un'opera quando si conosce che cosa c'è dietro. E anche in questo caso non si finisce mai di imparare, di scoprire cose nuove, diverse, il che è ancora più stimolante.


Qualche anno fa ho partecipato ad un incontro, una tavola rotonda su François Truffat, diretta da un gruppo di critici perlopiù francesi. I cugini d'Oltralpe hanno una strana maniera di trattare le opere. Le sezionano come rane in un laboratorio di anatomia. Era come se sul tavolo non ci fossero libri o dvd, ma Truffaut in persona. Era come se il tavolo altro non fosse che un banco della sala operatoria, con i chirurghi travestiti da critici. Non ho gradito molto questo genere di approccio all'opera di Truffaut. Se avessi studiato all'Università sicuramente non avrei scelto medicina


In ogni caso riprendere in mano un libro su Truffaut o rivedere un suo film è come ritrovare un amico dopo anni e intrecciare nuovamente con lui un rapporto d'intesa immediata, come se neanche un giorno fosse passato. E' stupendo, non accade sempre. Talvolta ci imbattiamo nuovamente in film di cui ci chiediamo come abbiamo fatto a suo tempo a parlarne bene. Altrettanto facciamo con pellicole che abbiamo disdegnato e che poi troviamo perfette (è un po' il caso “Fight Club” che non vedi perché pensi che sia orrendo, che non sia il tuo tipo di film, e quando lo hai visto non riesci più a farne a meno. Una droga)


I suoi film sono divertenti, tristi, irriverenti. Truffaut aveva uno strano modo di fare cinema, adottava uno stile talmente personale che lo rendeva unico, in ogni caso, nel bene e nel male. Amava un libro, un accadimento reale lo colpiva e ne traeva spunto per il soggetto di un nuovo film. A volta riusciva bene, a volte meno, così intriso nella sua soggettiva di regista. Era lui, aiutato solo da qualche collaboratore stretto e fidato che lo conosceva alla perfezione. Non voleva altri tipi di condizionamenti. A volte cambiava il soggetto in corso d'opera per un'idea che gli sembrava ancora migliore. Quando accadeva non deflorava la sua idea il giorno successivo ma la lasciava maturare per poi renderla pubblica. Questo era Truffaut, almeno in parte. Se non fosse morto prematuramente il 21 ottobre del 1984 probabilmente mi sarei trasferita in Francia.


Prendete il dvd di Effetto Notte (finalmente lo hanno edito in DVD, io ho una copia inglese acquistata on-line circa 4 anni fa) e guardatelo bene. E' un piccolo gioiello, divertente, vitale, che esprime alla perfezione quanto Truffaut amasse il cinema, quanto dovesse al cinema. E' un omaggio a questa grande arte dal regista più passionale che sia mai esistito





Buona visione









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