Rivedere un film di François Truffaut
è sempre fonte di forte emozione. In un attimo comprendi perché ti
sei innamorata dei suoi film durante un pomeriggio autunnale del
1996.
Avevo 23 anni e stavo guardando “Effetto Notte”.
C'è qualcosa di magico nei film che
rappresentano il cinema stesso. A 12 anni mi innamorai di Gene Kelly
che ballava sotto la pioggia perché aveva trovato il modo di salvare
il film che stava girando, e di Buster Keaton che faceva il
proiezionista e che si intrufolava all'interno dei film che
proiettava.
Non mi sono purtroppo innamorata di
Mastroianni in crisi che non sa cosa fare della pellicola che deve
girare. Ci ho provato, diverse volte, invano. Forse non sono mai
riuscita a capire Fellini e il suo 8 e ½. Non me ne volete
Qualche anno fa ho partecipato ad un
incontro, una tavola rotonda su François Truffat, diretta da un
gruppo di critici perlopiù francesi. I cugini d'Oltralpe hanno una
strana maniera di trattare le opere. Le sezionano come rane in un
laboratorio di anatomia. Era come se sul tavolo non ci fossero libri
o dvd, ma Truffaut in persona. Era come se il tavolo altro non fosse
che un banco della sala operatoria, con i chirurghi travestiti da
critici. Non ho gradito molto questo genere di approccio all'opera di
Truffaut. Se avessi studiato all'Università sicuramente non avrei scelto
medicina
In ogni caso riprendere in mano un
libro su Truffaut o rivedere un suo film è come ritrovare un amico
dopo anni e intrecciare nuovamente con lui un rapporto d'intesa
immediata, come se neanche un giorno fosse passato. E' stupendo, non
accade sempre. Talvolta ci imbattiamo nuovamente in film di cui ci
chiediamo come abbiamo fatto a suo tempo a parlarne bene. Altrettanto
facciamo con pellicole che abbiamo disdegnato e che poi troviamo
perfette (è un po' il caso “Fight Club” che non vedi perché
pensi che sia orrendo, che non sia il tuo tipo di film, e quando lo
hai visto non riesci più a farne a meno. Una droga)
I suoi film sono divertenti, tristi,
irriverenti. Truffaut aveva uno strano modo di fare cinema, adottava
uno stile talmente personale che lo rendeva unico, in ogni caso, nel bene e
nel male. Amava un libro, un accadimento reale lo colpiva e ne traeva
spunto per il soggetto di un nuovo film. A volta riusciva bene, a
volte meno, così intriso nella sua soggettiva di regista. Era lui,
aiutato solo da qualche collaboratore stretto e fidato che lo
conosceva alla perfezione. Non voleva altri tipi di condizionamenti.
A volte cambiava il soggetto in corso d'opera per un'idea che gli
sembrava ancora migliore. Quando accadeva non deflorava la sua idea
il giorno successivo ma la lasciava maturare per poi renderla
pubblica. Questo era Truffaut, almeno in parte. Se non fosse morto
prematuramente il 21 ottobre del 1984 probabilmente mi sarei
trasferita in Francia.
Prendete il dvd di Effetto Notte
(finalmente lo hanno edito in DVD, io ho una copia inglese acquistata
on-line circa 4 anni fa) e guardatelo bene. E' un piccolo gioiello,
divertente, vitale, che esprime alla perfezione quanto Truffaut
amasse il cinema, quanto dovesse al cinema. E' un omaggio a questa
grande arte dal regista più passionale che sia mai esistito
Buona visione
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